The Sinking City

The Sinking City, il thriller investigativo che scava nell’abisso della mente

The Sinking City è un videogioco uscito nel giugno del 2019 per Playstation 4, Xbox One, Nintendo Switch e Microsoft Windows, ed è stato realizzato da Frogwares. Si tratta di un thriller investigativo ispirato alle opere di Lovecraft che, insieme a Poe, è considerato uno dei più grandi esponenti della letteratura horror americana. Il videogioco è estremamente psicologico; scava a fondo nella mente del gamer e lo porta in un mondo onirico e spaventoso, sospeso tra realtà e fantasia.

L’avventura è un vero e proprio viaggio nella follia, durante il quale il giocatore è chiamato a risolvere terribili enigmi tra ambientazioni lugubri e tetre. Sono previsti anche scontri corpo a corpo e scontri a fuoco, anche se l’investigazione è la vera anima del gioco.

The Sinking City: la trama

The Sinking City è ambientato negli anni 20′ ad Oakmont, una cittadina immaginaria sulla costa est degli Stati Uniti, sconvolta da un’inondazione ed altri disastri ambientali che hanno portato via per sempre il sogno di una vita migliore. Il giocatore nei panni dell’investigatore Charles W. Reed deve investigare tra i terribili crimini e misfatti della città, popolata da personaggi cupi con un fosco passato alle spalle. Lo stesso Reed è un personaggio tormentato che deve costruire e ricostruire più volte ogni scena per arrivare alla sconvolgente verità.

Le particolari abilità dell’investigatore Charles W. Reed

L’investigatore Charles W. Reed può fare affidamento su alcune abilità speciali come la retrocognizione, cioè la capacità di conoscere lo svolgimento degli eventi precedenti semplicemente analizzando alcuni indizi. Le varie scene che si materializzano nella mente dell’investigatore devono poi essere messe in ordine per ricostruire gli eventi passati. Le immagini generalmente sono piuttosto esplicative quindi è facile numerarle in ordine cronologico, ma se si dovesse sbagliare valutazione è possibile ripetere l’operazione.

Stringendo un oggetto o guardando un punto fisso si attiva l’“occhio della mente”, che consente di cogliere immagini del passato. Reed spesso ha anche dei presagi che lo mandano in trance e lo proiettano in una dimensione invisibile dove vedere le cose con più chiarezza. Questo potere, però, ha anche i suoi lati negativi: più viene usato e minore sarà la capacità di distinguere la realtà dall’immaginazione. Quest’intero processo rischia di far sprofondare l’investigatore in un abisso della mente senza fondo dove pensieri, ricordi ed incubi si mescolano indistintamente con la realtà altrettanto cupa e terrificante. Un audio tenebroso ed inquietante è la colonna sonora perfetta per questa discesa verso gli inferi, dove flashback ed immagini deformate rischiano di minare definitivamente la sanità mentale dell’investigatore.

Un’esperienza di gioco personale e soggettiva

Anche se le missioni sono uguali per tutti, ogni giocatore può percepire il mix di realtà e fantasia in modo diverso quindi l’esperienza è estremamente personale e soggettiva. Ciò che per un gamer è realtà nuda e cruda, per altri potrebbe essere un sogno o un incubo da cui scappare. Ogni scelta, razionale o irrazionale, porta ad una percezione diversa di ogni scena che differisce per tanti piccoli particolari.

Un open world con qualche difetto

L’open world è abbastanza ampio ma non troppo dispersivo, aiutando il giocatore a concentrarsi nelle aree abitabili per portare avanti le missioni. Le aree in rosso sono quelle più pericolose ed infestate da orrori e personaggi per nulla raccomandabili. Il sistema di combattimento risulta debole soprattutto se rapportato alle meccaniche investigative. La stessa cosa vale per lo shooting che non è particolarmente coinvolgente ed anzi risulta piuttosto macchinoso. Sono piccoli difetti che comunque non minano l’impianto generale del gioco, che ricrea atmosfere horror e dark provocando un senso di sconcerto conturbante ed inquietante nel gamer.

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